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Successe tutto nel 1995. Ricordo ancora la data: il 30 maggio.

Fu mio fratello a mettermi il tarlo in testa, spingendomi a pensare a come aumentare la redditività di questa azienda, che già contava su un importante allevamento di capre e pecore, condotto ancora oggi da  mia madre, Michela, che, all’età di sessantotto anni, continua a produrre anche dell’ottimo formaggio.

La famiglia possedeva poco più di un ettaro di vigneto, che avevo pensato più volte di estirpare, ma decisi che proprio da quel piccolo fazzoletto verde ricamato a vite avrei potuto cominciare a vinificare.

Lo feci senza pensare in grande, solo per provare a vedere gli effetti dell’imbottigliare quel poco di prodotto che di solito vendevamo sfuso. Dopo aver contattato un enologo, producemmo i nostri primi 30 quintali e lo confezionammo rigorosamente a mano, bottiglia dopo bottiglia, creando e definendo ogni elemento, dall’etichetta fino a fare il cantiniere. Poco dopo, arrivò il primo ristoratore e con lui finimmo tutto il vino.

L’anno successivo decidemmo di vinificare tutta l’uva, cosa che mi costrinse a comprare delle attrezzature per allestire un luogo dove poter lavorare in modo dignitoso.

Il nostro primo Vinitaly fu quello del 2000, lo stesso anno in cui al Grottino di Roccanova fu data l’indicazione di IGT, e anche in quell’occasione, a dispetto del nostro scetticismo, vendemmo tutto, fino all’ultima goccia di vino. Pieni di fiducia e coraggio per quei risultati, acquistammo da Ciancia, il solito proprietario che ci aveva venduto anni addietro il primo ettaro vitato, gli ultimi quattro a lui rimasti. Mia madre, donna fantastica, aveva nel frattempo imparato anche a  condurre i vigneti, dove si facevano notare vari e particolari vitigni come Tocai,  Merlot, Sangiovese e Barbera, arrivati in questa zona forse con i piemontesi alla fine del XIX secolo. Ricordo bene tutto quel che avvenne il 30 maggio del 1995. Ma forse è una data come un’altra e tutto ebbe invece inizio molto tempo prima, quando decisi di restare per dedicare la mia vita a questa terra. Sì, è così. Ero ancora ragazzino e, tornando da scuola, non perdevo occasione per scendere nella vigna e dare una mano a mio padre, che mi rimproverava sempre dicendomi di andare a casa a studiare. Non voleva proprio che facessi il suo mestiere. Per lui mi sarei dovuto laureare e poi fuggire via da questa regione ingrata e da Roccanova, ancora troppo lontana dal resto del mondo e dalla vita vera.

 

Oggi, invece, questa è un’azienda funzionale agli obiettivi che io e mio fratello Rocco ci eravamo prefissati di raggiungere. Le cantine Graziano sono un evidente compendio dei principi che fondano l’idea del vino di questa tradizione intelligente. Da una parte le cantine “grotte”, cavità arenarie risalenti a un passato assai lontano, dove temperatura e umidità sono costanti tutto l’anno dall’altra la cantina per la vinificazione, con strutture tecnologiche moderne. Dalla nascita di quest’azienda ad oggi sono stati ingenti gli investimenti che l’azienda ha adoperato, ma la filosofia che la governa è la stessa di sempre qualità assoluta, rispetto della tradizione e continua ricerca per mantenere, anzi migliorare le caratteristiche di gusto e genuinità dei nostri vini. L’elemento costitutivo della nostra identità è la dedizione al lavoro, la passione che ci anima ogni giorno ci consente di conservare nei nostri vini caratteristiche naturali donate dalla terra e dal sole della Lucania che danno origine a sensazioni olfattive uniche. La nostra aspirazione più profonda è quella di continuare a produrre per il tempo a venire prodotti di qualità che continuino a soddisfare le precise richieste dei clienti, sia italiani che stranieri, grazie alle conoscenze acquisite in tanti anni di attività e all’aiuto di validi collaboratori esperti del settore vitivinicolo, tutto questo realizzato nel massimo rispetto dell’ambiente.”

Salvatore Graziano

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